La Naspi. Domande

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“Ho perso il lavoro: prendo la NASpI?” — Quello che nessuno ti dice

Tizio e Caio si conoscono da anni. Lavorano nello stesso settore, hanno più o meno la stessa anzianità, ma ultimamente le loro strade professionali si sono incrociate con la stessa parola: disoccupazione. Seduti a un tavolo, con mille domande in testa e poche certezze, iniziano a parlarne. Fortunatamente, a un tavolino vicino siede un vecchio amico — un avvocato del lavoro — che ogni tanto interviene per raddrizzare qualche convinzione di troppo.

Chi ha davvero diritto alla NASpI?

Tizio:  Ho letto che se perdi il lavoro hai diritto alla NASpI. È così semplice?

Caio:  Anche io pensavo questo. Il mio collega si è dimesso il mese scorso e ha fatto domanda. Risultato: diniego. Non capisco.

⚖  L’avvocato:  Il punto è proprio lì: la NASpI non è un sussidio per chi smette di lavorare, ma un’assicurazione per chi perde involontariamente il posto. Chi si dimette volontariamente, in linea di principio, non ne ha diritto. Poi ci sono eccezioni, ma ci arriviamo. Prima di tutto: ci sono due requisiti da soddisfare insieme. Il primo è la cessazione involontaria del rapporto — licenziamento, scadenza del contratto a termine, o in casi specifici dimissioni per giusta causa. Il secondo è aver accumulato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti la fine del lavoro. Niente contributi, niente NASpI, anche se sei stato licenziato.

Tizio:  E il requisito delle 30 giornate lavorative? Ho sentito parlarne.

⚖  L’avvocato:  Era previsto dalla norma originaria del 2015, ma è stato abolito dalla Legge di Bilancio 2022 per tutti gli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2022 in poi. Oggi basta il requisito contributivo delle 13 settimane.

Quanto dura e quanto si percepisce?

Caio:  Diciamo che ho il diritto. Per quanto tempo la prendo? E quanto mi danno al mese?

⚖  L’avvocato:  La durata dipende da quante settimane di contributi hai versato negli ultimi quattro anni. La regola è semplice: la NASpI dura la metà di quelle settimane, con un massimo di 24 mesi. Guarda questa tabella.

Settimane contribuite (4 anni)Equivalente in anniDurata NASpIIn mesi (circa)
26 sett.6 mesi13 sett.~3 mesi
52 sett.1 anno26 sett.~6 mesi
78 sett.18 mesi39 sett.~9 mesi
104 sett.2 anni52 sett.~12 mesi
156 sett.3 anni78 sett.~18 mesi
≥ 208 sett.4 anni104 sett. ★24 mesi ★

★ Per arrivare al massimo di 24 mesi occorrono almeno 208 settimane di contributi (4 anni pieni) nel quadriennio precedente la cessazione.

Tizio:  E l’importo? Dipende dal mio stipendio?

⚖  L’avvocato:  Esatto. Si calcola sulla retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni. Se questa è pari o inferiore a € 1.456,72 — la soglia INPS per il 2026 — la NASpI è il 75% di quella media. Se è superiore, si aggiunge il 25% della parte eccedente, fino al massimale mensile di € 1.584,70. Ma attenzione: quell’importo non resta invariato per tutta la durata.

Caio:  Cosa vuoi dire? Cambia nel tempo?

⚖  L’avvocato:  Dal primo giorno del sesto mese di fruizione l’importo si riduce del 3% ogni mese, calcolato sull’importo del mese precedente. L’effetto è cumulativo: chi arriva al 18° mese si ritrova con una cifra sensibilmente più bassa rispetto a quella iniziale. Chi aveva già compiuto 55 anni alla data della domanda — non alla cessazione, attenzione, alla domanda — beneficia di un mese in più di proroga prima del taglio.

ProfiloQuando scatta la riduzioneMisura
Under 55 alla data della domandaDal 1° giorno del 6° mese–3% al mese sull’importo del mese prec.
Over 55 alla data della domandaDal 1° giorno dell’8° mese–3% al mese sull’importo del mese prec.

Le trappole in cui cadono in tanti

Le dimissioni per giusta causa: più difficile di quanto sembra

Tizio:  Il mio collega di cui parlavo prima non riusciva più ad andare d’accordo con il capo. Ambiente di lavoro pesante, qualche mese di stipendio arretrato. Si è dimesso convinto di avere la giusta causa e di prendere la NASpI. Perché gli è stata rifiutata?

⚖  L’avvocato:  Perché le dimissioni per giusta causa sono un percorso insidioso, da affrontare solo con la guida di un avvocato del lavoro. Il problema è che il datore di lavoro quasi sempre nega la giusta causa nella comunicazione UNILAV — il documento che invia all’INPS al momento della cessazione. A quel punto l’INPS vede una cessazione per dimissioni volontarie e rigetta la domanda. Il lavoratore deve andare in tribunale per far accertare la giusta causa, e solo dopo può ottenere la NASpI. Senza contare che servono prove concrete: stipendi non pagati documentati, diffide scritte inviate al datore, non solo lamentele verbali.

La Cassazione ha recentemente ribadito (ord. n. 8564/2026) che la giusta causa deve essere dimostrata con elementi concreti e deve essere invocata tempestivamente: chi tollera la situazione per mesi rischia di perdere il diritto proprio per quella tolleranza.

L’assenza dal lavoro come “strategia”: un rischio enorme

Caio:  Ho sentito di qualcuno che si è assentato apposta per farsi licenziare e ottenere la NASpI. Funziona?

⚖  L’avvocato:  È una delle idee peggiori che un lavoratore possa avere nel 2024 in poi. Il Collegato Lavoro — in vigore dal 12 gennaio 2024 — ha introdotto le cosiddette dimissioni per fatti concludenti: se il lavoratore è assente ingiustificatamente oltre i termini del contratto collettivo, o per più di quindici giorni, il datore può segnalarlo all’Ispettorato del Lavoro. L’Ispettorato può dichiarare il rapporto risolto per volontà del dipendente: nessun licenziamento, nessuna NASpI. Se il datore invece avvia il procedimento disciplinare fino al licenziamento formale, la NASpI spetta. Ma quella scelta spetta al datore, non al lavoratore: un rischio che non vale la pena correre.

Aprire la partita IVA senza comunicarlo all’INPS

Tizio:  Se prendo la NASpI e apro una partita IVA, posso tenerle entrambe?.

⚖  L’avvocato:  Sì, ma entro limiti precisi e con un obbligo che quasi nessuno rispetta: comunicare il reddito previsto all’INPS tramite modello NASpI-Com entro 30 giorni dall’apertura dell’attività. Se il reddito annuo previsto non supera € 5.500, la NASpI continua ma viene ridotta dell’80% del reddito stimato. Se invece non comunichi nulla e l’INPS lo scopre, recupera tutta la NASpI percepita dall’inizio dell’attività — non solo dal momento dell’accertamento. Un debito che può diventare molto pesante.

NASpI anticipata: quella clausola che in pochi conoscono

Caio:  Ho letto che puoi farti dare tutta la NASpI in anticipo per aprire un’azienda. Sembra un’ottima idea.

⚖  L’avvocato:  Lo è, se sai cosa firmi. Dal 2026 non si riceve più tutto in un’unica soluzione: 70% subito dopo l’accoglimento, 30% al termine del periodo teorico. Ma il punto davvero critico è un altro, che molti scoprono solo quando è troppo tardi.

Tizio:  Quale?

⚖  L’avvocato:  Se apri la partita IVA, prendi la NASpI anticipata, e poi chiudi l’attività per farti assumere come dipendente prima della scadenza del periodo teorico della NASpI, devi restituire all’INPS l’intera somma percepita — non solo i ratei residui, ma tutto, anche i mesi già spesi. Un caso recente: un lavoratore che aveva anticipato 15 mesi di NASpI, al 14° mese ha trovato lavoro come dipendente. Ha dovuto restituire tutto. La Corte Costituzionale (sentenza n. 90/2024) ha previsto un’eccezione solo per cause di forza maggiore documentate — calamità, malattia grave — ma le normali difficoltà di impresa non bastano. Prima di firmare la domanda di anticipazione, rivolgiti a dei professionisti che possano valutare con te la solidità del progetto.

Due cose che quasi nessuno sa

La NASpI si paga al fisco

Caio:  Almeno la NASpI è esentasse, no?

⚖  L’avvocato:  Purtroppo no. È tassata come reddito da lavoro dipendente. L’INPS trattiene le ritenute ogni mese, ma non sempre calcola tutte le detrazioni spettanti. Il risultato è che l’anno successivo, quando presenti il modello 730, potresti trovarti a dover versare una differenza. L’INPS rilascia la Certificazione Unica con i dati della NASpI percepita: devi recuperarla dall’area riservata del portale e inserirla nella dichiarazione. Se la NASpI è finita prima del 31 marzo dell’anno in cui presenti il 730, l’INPS non fa da sostituto d’imposta e devi arrangiarti — 730 senza sostituto o modello Redditi PF.

La NASpI conta per la pensione

Tizio:  E per la pensione? Quei mesi senza lavoro sono persi?

⚖  L’avvocato:  Chi percepisce la NASpI mensile ordinaria accumula contribuzione figurativa, accreditata automaticamente dall’INPS. Quei mesi non sono persi: contano per maturare il diritto alla pensione e contribuiscono — entro certi limiti — anche all’importo futuro. Il tetto è pari a 1,4 volte il massimale mensile NASpI: per il 2026 circa € 2.218 mensili di retribuzione figurativa. Se invece opti per la NASpI anticipata, quella contribuzione figurativa non si accumula per il periodo coperto dall’anticipazione. Un elemento da non trascurare, soprattutto se sei vicino alla pensione o hai già dei buchi contributivi.

Il consiglio finale dell’avvocato

Tizio:  Insomma, è più complicata di quanto pensassi.

Caio:  Molto più complicata. E pensare che ci sono persone che decidono da soli senza informarsi.

⚖  L’avvocato:  Esatto. E il problema è che gli errori si pagano cari: si perde il diritto alla NASpI, si viene obbligati a restituirla, ci si ritrova con un debito con l’INPS. Ogni situazione ha le sue specificità: il tipo di cessazione, i contributi versati, i mesi di preavviso, le eventuali dimissioni. Prima di fare qualsiasi mossa — dimettersi, assentarsi, aprire la partita IVA, chiedere l’anticipazione — il consiglio è sempre lo stesso: parlate con un avvocato del lavoro. Una guida più approfondita può essere consultata a questo link: La Naspi guida completa alla disoccupazione involontaria

Nota legale

I personaggi di questo articolo sono fittizi. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono consulenza legale. La normativa sulla NASpI è soggetta ad aggiornamenti frequenti. Per una valutazione della propria situazione è necessario rivolgersi a un professionista abilitato.