Le finalità circa la limitazione dell’uso di denaro contante
Negli ultimi decenni, l’attenzione delle autorità e dei professionisti del settore economico si è focalizzata in modo crescente sull’argomento della limitazione all’uso del denaro contante. Questa misura, inizialmente concepita per contrastare il riciclaggio di denaro, si è evoluta nel tempo, assumendo un’importanza cruciale anche nella lotta contro l’evasione fiscale. Infatti, una riduzione dell’utilizzo di contante si traduce in un maggior incentivo per le persone e le imprese a registrare le proprie transazioni attraverso canali bancari o strumenti finanziari tracciabili, favorendo così la trasparenza e il rispetto delle normative fiscali.
La limitazione dell’uso del denaro contante: uno strumento di contrasto al riciclaggio e all’evasione fiscale. – Il blog dei professionisti
Il primo intervento normativo significativo in questa direzione risale alla Legge 197/1991 la quale ha convertito il Decreto Legge 3 maggio 1991, n. 143 , che ha introdotto limiti stringenti sul trasferimento di denaro contante, fissando una soglia di venti milioni di lire per le transazioni. Prima di questo provvedimento, non esistevano restrizioni formali sul trasferimento di somme di denaro, permettendo pratiche che oggi sarebbero considerate impensabili. La legge ha rappresentato una prima, fondamentale pietra miliare nel tentativo di governare e controllare i flussi monetari, stabilendo una chiara separazione tra le operazioni lecite e quelle potenzialmente illecite.
L’uso del contante è costantemente disincentivato
Nel corso degli anni, l’orizzonte normativo si è ulteriormente affilato e diversificato, con successivi interventi legislativi che hanno progressivamente abbassato la soglia consentita per le transazioni in contante. Ciò ha portato a un generale cambiamento di atteggiamento nei confronti della moneta contante, creando un ambiente dove le transazioni in contante sono sempre più disincentivate. Questo fenomeno è testimoniato dalla crescente riluttanza da parte di alcuni intermediari finanziari ad accettare pagamenti in contante o a eseguire operazioni bancarie elevate presso gli sportelli, indipendentemente dall’importo.
Bonifici per contanti
È diventato comune osservare rifiuti da parte di banche o istituti di credito di elaborare bonifici o prelievi al di sotto della soglia di legge senza un’adeguata giustificazione, contribuendo a una percezione negativa associata all’utilizzo di denaro contante. I bonifici, di qualsiasi importo essi siano, non vengono effettuati per contati allo sportello dalle Poste Italiane, per esempio.
Riepilogo delle variazioni intervenute circa l’uso del contante
La normativa circa l’uso massimo consentito del contante è stata oggetto di una serie di cambiamenti, succedutesi in questi anni senza soluzione di continuità, non sempre orientati al ribasso ma anche al rialzo, secondo questi valori, qui approssimati per semplicità di lettura ma il limite massimo è da intendersi limitato al centesimo inferiore.
Soglie:
– 10.329,00 (conversione di venti milioni in seguito all’introduzione dell’euro nell’anno duemiladue);
– 12.500,00 (dal 12-2002 al 04-2008);
– 5.000,00 (dal 04-2008 al 06-2008);
– 12.500,00 (dal 06-2008 al 05-2010);
– 5.000,00 (dal 05-2010 al 08-2011);
– 3.000,00 (dal 08-2011 al 12-2011);
– 1.000,00 (dal 12-2011 al 12-2015);
– 3.000,00 (dal 01-2016 al 06-2020);
– 2.000,00 (dal 07-2020 al 12-2022);
– 5.000,00 dal primo gennaio 2023 a tutt’oggi.
La segnalazione di operazioni sospette
Un aspetto particolarmente rilevante è la possibilità che sorge per gli intermediari di segnalare operazioni sospette, anche se queste sono al di sotto della soglia stabilita. Tale discrezionalità, conferita alle istituzioni bancarie, ha amplificato la sensazione generale di insicurezza per gli utenti, i quali possono trovarsi a dover giustificare le proprie azioni anche in situazioni totalmente legittime. È evidente che questa situazione genera un clima di sfiducia, dove l’anonimato della transazione è sostituito dalla vigilanza e dal controllo.
Tracciabilità
Il miglioramento della tracciabilità delle operazioni economiche, sostenuto dalla pianificazione e dall’attuazione di politiche tese a limitare l’uso del contante, si inserisce in un contesto più ampio di lotta al riciclaggio di denaro e di evasione fiscale. A tale riguardo, le autorità fiscali hanno intensificato gli sforzi per garantire che le transazioni avvengano attraverso canali verificabili, dove ogni transazione lascia una traccia facilmente accessibile in caso di audit o verifiche fiscali. L’obiettivo di tali politiche è duplice: evitare che il denaro illecito possa entrare nel circuito economico legale e, parallelamente, garantire che le entrate fiscali siano correttamente dichiarate e tassate.
Limitazione all’uso del contante
Nonostante i benefici derivanti da tali misure, è necessario considerare le implicazioni sociali ed economiche di un’ulteriore limitazione dell’uso del denaro contante. È indubbio che esista una porzione della popolazione, in particolare quella meno “bancarizzata” o economicamente vulnerabile, che potrebbe subire conseguenze negative dalle restrizioni imposte. Questi gruppi spesso fanno affidamento su strumenti di pagamento alternativi, come il contante, per gestire le proprie spese quotidiane. Pertanto, è essenziale che qualsiasi ulteriore restringimento dell’uso del denaro contante sia accompagnato da un’analisi attenta delle sue implicazioni e da strategie volte a educare e supportare la popolazione nel passaggio verso forme di pagamento più sicure e tracciabili.
La Sentenza del Tribunale civile di Milano n.9746/2022
Una recente vicenda, realmente accaduta, può far comprendere ancora meglio i rischi circa l’uso del denaro contante.
Il Tribunale di Milano, con sentenza 9746/2022 si è espresso su un episodio concernente una fattispecie diffusa.
Ricorso antiriciclaggio
Con ricorso al Giudice il soggetto sanzionato si opponeva a un decreto emesso dal Ministero, tramite la competente Ragioneria Territoriale dello Stato, con il quale si era visto notificare una sanzione antiriciclaggio di euro 3.000,00 per la violazione del D.lgs.231/2007, per aver beneficiato di un trasferimento di denaro contante di importo complessivo di euro 10.000,00 senza il tramite di intermediari abilitati.
Nel versare tale somma presso il proprio istituto bancario il soggetto sanzionato, alla richiesta del cassiere di motivare tale operazione che al funzionario della banca appariva anomala, aveva prontamente risposto che si trattava di una donazione della madre ultra-ottantenne.
Nel ricorso, il soggetto sanzionato evidenziava che la fattispecie sotto osservazione si era realizzata in un contesto familiare, con movimentazione di denaro tra l’anziana madre e il figlio.
Il Tribunale
Il Tribunale prendeva atto che il ricorrente aveva eccepito che il contesto concreto di riferimento era a carattere familiare, in quanto avvenuto con consegna dell’importo di euro 10.000,00 da parte della madre ottantenne (pur non precisando in che modo e in quanto tempo, soprattutto, si fosse costituita tale provvista) per il versamento in banca, con conseguente innegabile carattere in apparenza lecito dell’operazione. Nonostante ciò, tuttavia, il Giudice non accoglieva l’opposizione in quanto si trattava di illecito “oggettivo” e per integrarlo era sufficiente constatare l’avvenuta infrazione della norma in spregio alle modalità indicate dalla legge, indipendentemente dalla liceità o meno dell’operazione sottostante: trasferire per contanti una somma superiore al limite previsto dalla legge nell’anno di riferimento dell’operazione è illegale. Per tale motivo è raccomandabile, quando si deve utilizzare “contante”, farlo con la necessaria attenzione.
Conclusioni
In conclusione, la limitazione dell’uso del denaro contante si configura come uno strumento fondamentale nella lotta contro il riciclaggio e l’evasione fiscale. Sebbene l’influenza di queste normative sul comportamento degli operatori economici sia innegabile e i risultati ottenuti fino ad oggi siano visibili, è altrettanto importante perseguire un equilibrio che non danneggi categorie più vulnerabili della popolazione. Solo attraverso un approccio equilibrato, che contemperi la necessità di sicurezza economica e l’accessibilità ai servizi finanziari, si potrà garantire una società più giusta e trasparente.











