La Sentenza del Tribunale di Roma del dicembre 2024.
Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 18547 del 4 dicembre 2024, ha fornito importanti chiarimenti sui criteri per valutare l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette in materia antiriciclaggio, stabilendo che tale obbligo non sussiste quando le circostanze specifiche dell’operazione escludono ragionevolmente il carattere sospetto. La decisione rappresenta un precedente significativo per la valutazione degli elementi di anomalia e per l’applicazione proporzionata delle sanzioni amministrative.
Il caso: Commercialista e valutazione delle operazioni sospette
La vicenda ha origine da un’ispezione presso lo studio di un commercialista, culminata con l’irrogazione di sanzioni per violazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione di operazioni sospette. Il professionista aveva ricevuto una sanzione complessiva per omessa compilazione del modulo antiriciclaggio di identificazione e per mancata segnalazione di operazioni ritenute anomale dall’autorità di controllo.
Il decreto sanzionatorio
Il decreto sanzionatorio contestava specificamente la violazione dell’articolo 56 del D.lgs. 231/2007 per omessa acquisizione e verifica dei dati identificativi e delle informazioni sul cliente, nonché la violazione dell’articolo 35 per omessa segnalazione di operazioni sospette. La questione centrale riguardava la valutazione degli elementi di anomalia e la loro idoneità a generare l’obbligo di segnalazione.
L’analisi del Tribunale: criteri per l’esclusione del carattere sospetto
Il Tribunale ha stabilito un principio fondamentale: l’obbligo di segnalazione non sussiste quando le circostanze specifiche dell’operazione, quali i rapporti familiari tra le parti, la solidità finanziaria dei soggetti coinvolti e la trasparenza delle modalità di pagamento, escludono ragionevolmente il carattere sospetto dell’operazione stessa.
Valutazione degli elementi di anomalia
La sentenza ha chiarito che il soggetto obbligato deve effettuare un’ampia ed approfondita valutazione che, in presenza di elementi che denotano l’anomalia dell’operazione, impone un approfondimento la cui omissione non può essere giustificata dal richiamo alla conoscenza personale del soggetto che ha posto in essere l’operazione. Tale valutazione deve estendersi alla provenienza del denaro oltre che all’effettiva qualità e capacità economica dell’autore delle operazioni.
Giurisprudenza consolidata
Questo orientamento trova conferma nella giurisprudenza consolidata. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 283 del 16 gennaio 2025, ha ribadito che il responsabile è tenuto a compiere un’ampia e meticolosa valutazione che gli impone, in presenza di elementi che denotano l’anomalia dell’operazione, un approfondimento la cui omissione non può essere giustificata dal richiamo alla conoscenza personale del soggetto che l’ha posta in essere.
Il Tribunale ha individuato specifiche circostanze che possono escludere ragionevolmente il carattere sospetto delle operazioni:
Circostanze escludenti il carattere sospetto
Rapporti familiari tra le parti
La presenza di legami familiari documentati tra i soggetti coinvolti nell’operazione costituisce elemento idoneo a giustificare movimentazioni che altrimenti potrebbero apparire anomale. Il Tribunale ha evidenziato come tali rapporti forniscano una spiegazione plausibile per trasferimenti di denaro che, in assenza di tale contesto, potrebbero destare sospetti.
Solidità finanziaria dei soggetti coinvolti
La capacità economica documentata dei soggetti rappresenta un elemento determinante per escludere il carattere sospetto. Quando le operazioni risultano coerenti con il profilo patrimoniale e reddituale dei soggetti coinvolti, viene meno la base per il sospetto di riciclaggio.
Trasparenza delle modalità di pagamento
Le modalità trasparenti e tracciabili di esecuzione delle operazioni costituiscono elemento significativo per escludere il carattere sospetto. La sentenza ha valorizzato la circostanza che le operazioni fossero state eseguite con strumenti che garantivano piena tracciabilità.
L’obbligo di adeguata verifica della clientela
Parallelamente alla questione della segnalazione, il Tribunale ha chiarito i contenuti dell’obbligo di adeguata verifica della clientela. La violazione dell’articolo 56 si configura quando i soggetti obbligati omettono di acquisire e verificare i dati identificativi e le informazioni sul cliente, sul titolare effettivo, sull’esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale.
Necessari moduli adeguata verifica
La sentenza ha precisato che non è sufficiente la mera presenza di documenti di identità nei fascicoli se non accompagnata dalla compilazione del modulo per l’acquisizione dei dati e delle informazioni necessarie per la valutazione del livello di rischio. La mancata compilazione del modulo antiriciclaggio di identificazione ed adeguata verifica impedisce una adeguata profilazione del cliente e una valutazione del rischio specifico, precludendo l’adozione delle misure adeguate per ciascun cliente.
La quantificazione proporzionata delle sanzioni
Un aspetto significativo della decisione riguarda i criteri valutati per quantificare le sanzioni antiriciclaggio. Il Tribunale ha stabilito che nella determinazione dell’importo devono essere valutati il numero limitato delle infrazioni rispetto ai fascicoli verificati, l’assenza di un modus operandi abituale e la mancanza di precedenti violazioni, elementi che consentono di inquadrare la fattispecie nell’ipotesi base delle sanzioni antiriciclaggio applicabili.
La Sentenza
La sentenza del Tribunale di Roma n. 17291 del 13 novembre 2024 ha confermato che la determinazione della sanzione deve considerare il disvalore della condotta contestata, il contesto di plurime violazioni, la gravità delle stesse e il grado di diligenza esigibile dal professionista particolarmente qualificato.
Applicazione del principio del favor rei
La sentenza ha applicato il principio del favor rei previsto dall’articolo 69 del D.Lgs. 231/2007, come modificato dal D.lgs.90/2017. Questo principio impone l’applicazione retroattiva della normativa più favorevole, anche ai procedimenti in corso al momento dell’entrata in vigore delle modifiche normative.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 6331 del 9 ottobre 2024, ha precisato che l’applicazione del regime sanzionatorio più favorevole opera retroattivamente anche per le violazioni commesse sotto il vigore della precedente disciplina, in virtù del principio del favor rei espressamente richiamato dalla norma in deroga al principio del tempus regit actum proprio delle sanzioni amministrative.
Implicazioni per la pratica professionale
La decisione del Tribunale di Roma ha importanti implicazioni per i professionisti soggetti alla normativa antiriciclaggio. La sentenza stabilisce criteri oggettivi per valutare quando le circostanze specifiche di un’operazione escludano ragionevolmente il carattere sospetto, fornendo maggiore certezza nell’applicazione degli obblighi normativi.
Criteri di valutazione del rischio
La sentenza fornisce indicazioni concrete per la valutazione del rischio nelle operazioni professionali. I professionisti devono effettuare una valutazione complessiva che tenga conto non solo degli elementi formali dell’operazione, ma anche del contesto in cui essa si inserisce, dei rapporti tra i soggetti coinvolti e della coerenza con i loro profili economici.
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 7444 del 27 novembre 2024, ha chiarito che la valutazione della condotta del professionista deve essere effettuata ex ante, al momento della prestazione professionale, e non può basarsi su chiarimenti successivamente forniti dal cliente.
Standard di diligenza professionale
La sentenza conferma che il professionista qualificato è tenuto ad un elevato grado di diligenza che gli impone adeguate verifiche, particolarmente quando sussistano evidenti motivi di sospetto anche in relazione al valore dell’operazione economica. Tuttavia, tale diligenza deve essere valutata in relazione alle circostanze concrete del caso.
Evoluzione giurisprudenziale e coordinamento normativo
La decisione si inserisce in un contesto di evoluzione giurisprudenziale che tende a valorizzare la valutazione caso per caso degli elementi di anomalia. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 6560 del 17 ottobre 2024, ha precisato che l’anomalia delle operazioni in contante che determina l’obbligo di segnalazione deriva dalla valutazione complessiva di una pluralità di elementi, tra cui la frequenza delle operazioni, la loro concentrazione temporale, l’ammontare complessivo e l’incompatibilità con l’attività dichiarata.
Sospetto riciclaggio
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 7833 del 11 dicembre 2024, ha confermato che il concetto di sospetto di riciclaggio non è subordinato all’evidenziazione di un quadro indiziario specifico né all’esclusione dell’estraneità delle operazioni ad attività delittuosa, ma ad un giudizio obiettivo sulla idoneità delle operazioni ad essere strumento di elusione delle disposizioni antiriciclaggio.
Conclusioni e prospettive
La sentenza del Tribunale di Roma rappresenta un importante contributo per l’interpretazione equilibrata della normativa antiriciclaggio. La decisione stabilisce che l’obbligo di segnalazione deve essere valutato in base alle circostanze concrete di ciascun caso, riconoscendo che specifici elementi possono escludere ragionevolmente il carattere sospetto delle operazioni.
Valutazione complessiva
Il principio affermato dalla sentenza trova conferma nell’orientamento giurisprudenziale più recente, che riconosce la necessità di una valutazione complessiva e proporzionata degli elementi di anomalia. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 6333 del 9 ottobre 2024, ha ribadito che il responsabile deve effettuare un giudizio obiettivo sulla idoneità delle operazioni ad essere strumento di elusione delle disposizioni antiriciclaggio, valutati gli elementi oggettivi e soggettivi che le caratterizzano.
Per i professionisti
Per i professionisti, la sentenza offre maggiore certezza nell’applicazione degli obblighi antiriciclaggio: la valutazione del carattere sospetto deve essere effettuata considerando il contesto complessivo dell’operazione, i rapporti tra i soggetti coinvolti devono essere adeguatamente documentati e valutati, e la trasparenza delle modalità operative costituisce elemento significativo per escludere il sospetto. Questo approccio garantisce un equilibrio tra le esigenze di prevenzione del riciclaggio e la tutela dell’attività professionale, evitando applicazioni meccaniche della normativa che non tengano conto della realtà operativa dei diversi contesti professionali.











