Autoriciclaggio

Analisi Sentenza Cass. Sez. Pen.11483/2025

L’autoriciclaggio.

L’autoriciclaggio si concretizza quando il presunto responsabile usufruisce di denaro o altre utilità ottenute da un delitto per finanziare le proprie attività, in modo da nasconderne l’origine illecita. Nel modo imprenditoriale, il caso più comune è quello costituito dalla falsa fatturazione, che crea di conseguenza fondi poi reimpiegati nella propria attività.

La previsione di legge.

L’autoriciclaggio è un reato introdotto nel sistema penale italiano con la legge n. 186/2014, che ha modificato l’articolo 648-ter.1 del Codice Penale. La fattispecie punisce chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da impedire effettivamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Elementi chiave del reato di autoriciclaggio.

Autore del reato

Colui che ha commesso o concorso a commettere un delitto.

Oggetto del reato

Denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione del delitto presupposto.

Condotta punibile

Impiego, sostituzione o trasferimento di tali beni in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative. Tale condotta deve avere lo scopo di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni.

Differenze con il riciclaggio

-A differenza del riciclaggio, che coinvolge terzi che “ripuliscono” i proventi illeciti, l’autoriciclaggio è commesso dallo stesso autore del reato presupposto.

-Il riciclaggio è previsto dall’articolo 648 bis del codice penale.

Obiettivo della norma
Contrastare il fenomeno del reimpiego dei proventi illeciti da parte degli stessi autori del reato, impedendo che tali proventi vengano reintrodotti nel circuito economico legale.

Aspetti importanti
La norma mira a colpire le condotte che rivolte a “ripulire” i proventi illeciti, rendendone difficile la tracciabilità. Non sono punite le condotte di mera utilizzazione o godimento personale dei beni illeciti. In conclusione, l’autoriciclaggio rappresenta un’evoluzione del concetto di riciclaggio, mirata a colpire in modo specifico le condotte di chi, avendo commesso un reato, cerca di occultarne i proventi attraverso operazioni finanziarie o economiche.

La Sentenza n. 11483/2025 Cass. Pen.

La sentenza n. 11483 della Cassazione, sezione II penale, depositata il 21/03/2025, chiarisce un aspetto cruciale del reato di riciclaggio: la necessità di una prova concreta e specifica del reato presupposto.

Punti chiave della sentenza

Certezza del reato presupposto
Non è sufficiente il semplice sospetto che il denaro o i beni impiegati provengano da un reato.
È necessaria una base probatoria solida, fondata e specifica del reato presupposto.

Modifiche normative del 2021
Anche se le modifiche del 2021 hanno incluso i reati colposi tra i reati presupposto, la loro configurazione concreta deve essere chiaramente identificata.

Fuori dei casi di concorso nel reato
Il reato di riciclaggio non può coesistere con il concorso nel reato presupposto, per evitare una doppia punizione.

Accertamento del reato presupposto
L’esistenza del reato presupposto può essere accertata anche incidentalmente; tuttavia, dopo le indagini preliminari, è necessario specificare la natura e i termini del reato presupposto.

Nel caso specifico della vicenda in oggetto
L’iniziale accusa di riciclaggio basata su una dichiarazione infedele è stata modificata in sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

  • La Cassazione ha sottolineato che la sottrazione fraudolenta richiede prove concrete di atti simulati o fraudolenti volti a ostacolare la riscossione delle imposte, oltre al superamento di precise soglie di punibilità.

  • La Cassazione ha dunque annullato con rinvio la sentenza di condanna, perché i giudici di merito non hanno dato prova concreta del superamento delle soglie di punibilità, e della condotta fraudolenta.

Conclusioni

  • Questa sentenza rafforza la necessità di prove rigorose nei casi di riciclaggio.
  • Evidenzia l’importanza di un’indagine approfondita per identificare e provare il reato presupposto.
  • Fornisce chiarezza sui requisiti per la configurazione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

In sintesi, la Cassazione ha ribadito che per la contestazione del reato di riciclaggio occorre la prova concreta del reato presupposto, e non può essere frutto di semplici ipotesi o sospetti.