Introduzione alla vicenda
Il Tribunale civile di Roma, con sentenza pubblicata 09/2024, ha affrontato una questione di crescente rilevanza per la professione forense: l’applicazione della normativa antiriciclaggio agli avvocati e la corretta interpretazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela.
La vicenda ha origine da un controllo della Guardia di Finanza che ha portato all’irrogazione di sanzioni antiriciclaggio di 20.000 euro nei confronti di uno studio legale per presunte violazioni degli obblighi previsti dal decreto legislativo 231/2007 in materia di antiriciclaggio.
I fatti contestati
Le violazioni accertate
L’Amministrazione finanziaria aveva contestato l’inosservanza degli obblighi di adeguata verifica della clientela e di conservazione dei documenti identificativi per varie pratiche professionali. In particolare, erano emerse criticità relative a:
- Mancata identificazione totale o parziale dei titolari effettivi di alcuni clienti
- Assenza di sistemi di raccolta dati adeguati
- Mancata predisposizione di una valutazione del rischio
- Raccolta parziale dei dati identificativi
- Carenze nella documentazione volta all’identificazione dei titolari effettivi delle persone giuridiche
La strategia difensiva
Gli avvocati hanno fondato la loro difesa su due pilastri principali:
- L’esclusione normativa: sostenendo che le attività contestate rientravano nell’ambito della rappresentanza processuale e della consulenza stragiudiziale per atti non patrimoniali, quindi escluse dalla normativa antiriciclaggio secondo le regole tecniche del Consiglio Nazionale Forense
- L’interpretazione delle regole tecniche: richiamando la regola tecnica n. 2 del CNF che esclude dall’applicazione della normativa antiriciclaggio le attività di rappresentanza in giudizio e di consulenza stragiudiziale per atti non patrimoniali
Il quadro normativo di riferimento
Gli obblighi di adeguata verifica
La normativa antiriciclaggio, come modificata dal decreto legislativo 90/2017, stabilisce che l’adeguata verifica della clientela costituisce uno dei cardini del sistema di prevenzione. L’articolo 18 del decreto legislativo 231/2007 prevede che tale verifica consista in:
- Identificazione del cliente e verifica della sua identità
- Identificazione dell’eventuale titolare effettivo
- Acquisizione di informazioni sullo scopo e natura del rapporto professionale
- Controllo costante durante il rapporto continuativo
L’esonero per gli avvocati. Il legal privilege
Il comma 4 dell’articolo 18 prevede un importante esonero per i professionisti forensi: sono esonerati dall’obbligo di verifica dell’identità del cliente e del titolare effettivo fino al momento del conferimento dell’incarico quando esaminano la posizione giuridica del cliente o espletano compiti di difesa o rappresentanza in procedimenti giudiziari.
In materia di antiriciclaggio, il “legal privilege” (o “segreto professionale” nella tradizione continentale) si riferisce alla protezione della confidenzialità delle comunicazioni tra avvocato e cliente, finalizzata a garantire una difesa efficace. Questo significa che, in alcuni casi, le informazioni scambiate tra avvocato e cliente potrebbero non essere soggette agli obblighi di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio.
La decisione del Tribunale
Il rigetto delle eccezioni difensive
Il Tribunale ha respinto le argomentazioni difensive, chiarendo che l’esonero previsto dalla normativa non elimina completamente gli obblighi di identificazione, ma opera solo con riferimento alla verifica dell’identità e limitatamente al periodo precedente il conferimento dell’incarico.
Il giudice ha precisato che “nel caso dedotto in lite non può ritenersi illegittima l’iniziativa sanzionatoria” considerati i profili di mancata identificazione totale o parziale dei titolari effettivi e l’inosservanza degli adempimenti di verifica.
La rimodulazione della sanzione
Pur confermando la violazione, il Tribunale ha operato una significativa riduzione della sanzione, da 20.000 a 5.000 euro, riconoscendo circostanze attenuanti quali:
- La minore intensità dell’elemento soggettivo di colpa
- L’interpretazione in buona fede delle regole tecniche del CNF
- Il comportamento collaborativo durante le indagini
Massime di diritto dalla sentenza
Principi consolidati
La sentenza stabilisce importanti principi in materia di antiriciclaggio per avvocati:
- Applicabilità della normativa: Gli avvocati rientrano nella categoria di “professionisti” soggetti agli obblighi antiriciclaggio, anche se con specifiche esenzioni
- Limiti dell’esonero: L’esonero previsto per le attività di difesa non elimina completamente gli obblighi di identificazione ma li circoscrive temporalmente
- Interpretazione delle regole tecniche: Le regole del CNF non possono derogare agli obblighi di identificazione previsti dalla normativa primaria
- Graduazione delle sanzioni: Nella determinazione della sanzione, il giudice può considerare circostanze attenuanti legate alla buona fede e alla collaborazione
Confronto con la giurisprudenza recente
Orientamenti favorevoli ai ricorrenti
La Corte d’Appello di Roma, con sentenza pubbl.10/2024, ha invece accolto completamente le ragioni degli avvocati, stabilendo che “la disciplina antiriciclaggio non si applica agli avvocati quando svolgono attività di assistenza, difesa e rappresentanza del cliente in procedimenti giudiziali”.
Orientamenti restrittivi
Al contrario, altre decisioni recenti hanno confermato l’applicabilità degli obblighi antiriciclaggio anche ai professionisti forensi, come la sentenza 11/2024 che ha ribadito come “l’omessa acquisizione e verifica dei dati identificativi costituisce violazione oggettiva dell’articolo 56 del decreto legislativo n. 231/2007”.
Implicazioni pratiche per gli studi legali
Adempimenti necessari
La sentenza conferma che gli studi legali devono:
- Implementare procedure di identificazione della clientela
- Predisporre sistemi di valutazione del rischio
- Conservare adeguata documentazione identificativa
- Distinguere tra attività soggette e non soggette agli obblighi antiriciclaggio
Criteri di valutazione del rischio
È fondamentale che gli avvocati sviluppino criteri chiari per distinguere tra:
- Attività di pura rappresentanza processuale (potenzialmente esenti)
- Attività di consulenza patrimoniale o societaria (soggette agli obblighi)
- Attività miste che richiedono valutazione caso per caso
Prospettive future
Evoluzione giurisprudenziale
L’orientamento giurisprudenziale appare ancora in fase di consolidamento, con decisioni che oscillano tra interpretazioni più o meno estensive degli obblighi antiriciclaggio per gli avvocati.
Necessità di chiarimenti normativi
La varietà degli orientamenti giurisprudenziali evidenzia la necessità di maggiori chiarimenti normativi o di interventi del Consiglio Nazionale Forense per definire con maggiore precisione l’ambito di applicazione degli obblighi antiriciclaggio.
Conclusioni
La sentenza del Tribunale di Roma rappresenta un importante precedente che, pur confermando l’applicabilità della normativa antiriciclaggio agli avvocati, riconosce la specificità della professione forense e la possibilità di graduare le sanzioni in base alle circostanze concrete del caso.
Per gli studi legali, la decisione sottolinea l’importanza di:
- Implementare procedure antiriciclaggio adeguate
- Formare il personale sui nuovi obblighi
- Distinguere chiaramente tra diverse tipologie di attività professionale
- Mantenere un approccio collaborativo con le autorità di controllo
La riduzione della sanzione da 20.000 a 5.000 euro dimostra come un atteggiamento collaborativo e la buona fede nell’interpretazione delle norme possano influire significativamente sulla determinazione della sanzione, offrendo un importante insegnamento per la gestione di futuri controlli amministrativi.











