Rischio di perdere lo stipendio o il posto di lavoro?
La vicenda raccontata in queste pagine è liberamente ispirata alla sentenza della Corte di cassazione, sezione lavoro, n. 22621 del 2 luglio 2026. I personaggi, i nomi e i dialoghi sono di pura invenzione e hanno un intento esclusivamente divulgativo: servono a rendere più chiari e accessibili i principi affermati dalla Corte, non a ricostruire fatti reali né a identificare persone o aziende. Ogni riferimento a situazioni concrete è puramente casuale. Per l’esame del caso specifico resta sempre necessario il confronto con un professionista e la lettura integrale del provvedimento.
Pausa caffè in ufficio. Elisa è appena rientrata da un periodo di malattia e confida a Giada un dubbio che la tormenta. A un tavolo vicino, un avvocato del lavoro segue la conversazione e interviene.
Elisa: Giada, sono in ansia. Durante la malattia il medico fiscale è passato e non mi ha trovata: ero uscita cinque minuti a comprare le medicine. Ora non capisco cosa rischio davvero: mi tolgono lo stipendio o addirittura il posto?
Giada: Ottima domanda, e non lo so con certezza. Guarda, chiediamo a chi se ne intende. Le spiega la differenza?
Avvocato: Con piacere, perché è proprio qui che si fa confusione. Sono due conseguenze diverse, su piani separati. Una riguarda i soldi della malattia, l’altra il rapporto di lavoro. E la recente sentenza n. 22621 del 2 luglio 2026 della Corte di cassazione, sezione lavoro, aiuta a distinguerle.
Se il medico fiscale non mi trova, perdo lo stipendio o il posto di lavoro?
Avvocato: Partiamo dai due binari. Il primo è quello economico, verso l’INPS: se risulti assente ingiustificata alla visita di controllo, rischi di perdere, in tutto o in parte, l’indennità di malattia per quel periodo. Il secondo è quello disciplinare, verso il datore di lavoro: l’assenza può diventare oggetto di contestazione e, nei casi gravi, portare fino al licenziamento. Sono profili autonomi: possono scattare insieme, uno solo, oppure nessuno dei due.
Elisa: Quindi non è automatico che perda entrambe le cose.
Avvocato: Esatto. E i requisiti di prova sono diversi nei due casi, come vedremo. È un errore comune trattarli come se fossero la stessa cosa.
Quanto posso perdere sull’indennità di malattia per un’assenza alla visita?
Avvocato: Sul fronte INPS, la legge prevede decurtazioni progressive dell’indennità per l’assenza ingiustificata alla prima visita, con conseguenze più pesanti in caso di assenze successive. Qui, tra l’altro, l’onere di dimostrare la propria diligenza tende a gravare sul lavoratore. Ma attenzione: questo vale per il diritto all’indennità, non per il licenziamento. Confondere i due piani è l’origine di molti errori.
Un’assenza alla visita fiscale è automaticamente giusta causa di licenziamento?
Giada: E sul posto di lavoro? Basta un’assenza per essere licenziati?
Avvocato: No, non è automatico. Il licenziamento richiede un fatto grave e provato, e deve rispettare il principio di proporzionalità. Un episodio isolato, spiegabile e senza recidiva, di norma non giustifica l’espulsione. Anzi, molti contratti collettivi prevedono, per queste mancanze, sanzioni conservative come il richiamo, la multa o la sospensione breve, non il licenziamento.
Cosa deve dimostrare il datore di lavoro per licenziarmi?
Avvocato: Qui sta il cuore della sentenza. Nel licenziamento disciplinare è il datore di lavoro a dover provare il fatto posto a base del recesso, cioè l’effettiva irreperibilità, per l’art. 5 della legge n. 604/1966. Non può limitarsi a esibire un verbale e pretendere che sia il lavoratore a scagionarsi. Se l’irreperibilità non è provata in modo chiaro, il licenziamento cade.
Elisa: E nel caso deciso dalla Cassazione com’era andata?
Avvocato: I verbali riportavano diciture ambigue, “sconosciuto/irreperibile all’indirizzo”, che potevano voler dire sia che il lavoratore non c’era, sia che il medico non aveva individuato l’indirizzo. Poiché in giorni vicini altri controlli erano andati a buon fine, i giudici hanno concluso che l’irreperibilità non era provata e hanno annullato il licenziamento, con reintegrazione.
Il verbale del medico fiscale fa piena prova? Serve la querela di falso?
Giada: Ma il verbale è un atto pubblico. Non serve la querela di falso per contestarlo?
Avvocato: Fa piena prova, fino a querela di falso, solo dei fatti che il medico ha visto o compiuto direttamente. Non copre le sue valutazioni né il senso di espressioni ambigue. Perciò contestare l’interpretazione di un verbale poco chiaro non richiede alcuna querela di falso: è un’operazione diversa dal dare del bugiardo al pubblico ufficiale. Chi vuole vedere in dettaglio un approfondimento dedicato alla visita fiscale lo trova qui sul blog, con la casistica dei tribunali.
Cosa ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 22621 del 2026?
Avvocato: In sintesi: primo, l’onere di provare l’irreperibilità nel licenziamento grava sul datore; secondo, il verbale ambiguo non basta e la sua interpretazione si può discutere senza querela di falso; terzo, quando il contratto collettivo prevede per quella mancanza una sanzione conservativa, il giudice non può trasformarla in licenziamento, e scatta la reintegrazione ai sensi dell’art. 18, comma 4, dello Statuto dei lavoratori. Va detto, per onestà, che in quel caso i controlli erano documentati male: con verbali più precisi l’esito avrebbe potuto essere diverso. Chi ha subito invece un vero e proprio licenziamento illegittimo può valutare con un legale gli strumenti di tutela e reintegrazione.
Elisa: Quindi la sentenza non è un lasciapassare per uscire quando voglio.
Avvocato: Assolutamente no. L’obbligo di reperibilità nelle fasce orarie, per i dipendenti privati dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, resta pieno. La sentenza dice solo che, se il fatto non è provato, non si può licenziare.
Cosa conviene fare appena arriva una contestazione dopo la visita di controllo?
Avvocato: Tre mosse. Rispondi sempre per iscritto alla contestazione disciplinare, nei termini, spiegando dov’eri e allegando ogni prova utile: ricevute, referti, testimoni. Se ti sei allontanata per una terapia o una visita, ricorda che di solito bisogna avvisare l’azienda in anticipo, e conserva quella comunicazione. Infine, muoviti in fretta, perché i tempi per impugnare un licenziamento sono stretti e un dettaglio può cambiare l’esito.
Elisa: Mi sento più tranquilla: stipendio e posto non sono la stessa cosa.
Avvocato: Esatto. Tieni distinti i due piani, comunica sempre in anticipo quando esci e documenta tutto: è la difesa più solida, molto più affidabile di un verbale scritto male.











