Il quadro processuale
Una significativa pronuncia del Tribunale civile di Roma emessa nel mese di giugno 2022 (103_B), ha delineato importanti orientamenti in materia di obblighi antiriciclaggio applicabili ai servizi fiduciari. Il caso ha coinvolto una società specializzata in servizi relativi a trust e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La vertenza era per una sanzione amministrativa di circa 7.000 euro comminata per inosservanza dell’articolo 56, comma 1, del decreto legislativo 231/2007.
La controversia
La controversia ha riguardato quattro strutture fiduciarie costituite nell’arco temporale 2010-2016, per le quali l’autorità aveva riscontrato significative lacune negli adempimenti identificativi e di verifica. La società aveva impugnato il provvedimento sanzionatorio invocando l’annullamento del decreto, sostenendo alternativamente l’errore incolpevole o l’applicazione della sanzione minima.
La disciplina degli obblighi verificativi nei rapporti fiduciari
La decisione ha precisato i contenuti degli obblighi di adeguata verifica nei rapporti di trust, richiamando la normativa degli articoli 17 e seguenti del decreto legislativo 231/2007.
Il Giudice ha evidenziato che tali doveri si sostanziano nell’identificazione del cliente e nella verifica della sua identità, nell’identificazione del titolare effettivo e nella verifica della sua identità, nell’acquisizione e valutazione di informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo, nonché nel controllo costante per l’intera durata del rapporto.
Settore Trust
Nel settore specifico dei trust, assume particolare importanza la nozione di titolare effettivo delineata dall’allegato tecnico del decreto. Tale nozione individua come le persone fisiche beneficiarie del 25% o più del patrimonio dell’entità giuridica, la categoria di persone nel cui interesse principale è istituita l’entità quando i beneficiari non sono ancora determinati, e le persone fisiche che esercitano un controllo superiore al 25% del patrimonio.
Le carenze riscontrate
L’esame delle quattro strutture fiduciarie ha rivelato un quadro omogeneo di inadempimenti. In tutte le fattispecie analizzate, la società trustee aveva omesso di procedere alla corretta identificazione dei beneficiari e dei guardiani dei trust, mancando di acquisire i dati identificativi fondamentali, quali gli estremi dei documenti di riconoscimento. Inoltre, i nominativi dei soggetti coinvolti non risultavano registrati né sui moduli di adeguata verifica né sul registro della clientela ai fini antiriciclaggio.
Il Tribunale ha chiarito come tali omissioni integrassero inequivocabilmente la violazione dell’articolo 56 del decreto legislativo 231/2007. Questa norma sanziona l’omessa acquisizione e verifica dei dati identificativi e delle informazioni sul cliente, sul titolare effettivo, sull’esecutore, sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo o della prestazione professionale.
I criteri di commisurazione della sanzione
Un profilo di particolare interesse della pronuncia concerne i parametri di determinazione della sanzione amministrativa. Il Tribunale ha fatto applicazione del principio del favor rei. Ha riconosciuto che alle violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore del decreto legislativo 90/2017 si applica la normativa vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole.
La Sentenza
La sentenza ha precisato che, in presenza di una singola violazione sostanziale dell’obbligo considerata reiterata in funzione del numero di clienti non adeguatamente verificati, la sanzione deve collocarsi nell’intervallo compreso tra 2.600 e 13.000 euro. Applicando i parametri dell’articolo 11 della legge 689/1981, il giudice ha valutato il carattere non episodico e sistematico delle infrazioni riscontrate, ritenendo appropriata una sanzione di 5.000 euro.
Orientamenti Giurisprudenziali consolidati
Responsabilità del soggetto fiduciario
La pronuncia stabilisce che il trustee, quale soggetto che assume la gestione fiduciaria del patrimonio conferito in trust, è integralmente soggetto agli obblighi di adeguata verifica della clientela previsti dalla normativa antiriciclaggio. Tale responsabilità non può essere mitigata dalla natura fiduciaria del rapporto o dalla conoscenza diretta dei soggetti coinvolti.
Identificazione dei soggetti rilevanti
Nel contesto delle strutture fiduciarie, l’obbligo di identificazione si estende obbligatoriamente a tutti i soggetti che rivestono ruoli significativi nella struttura: disponenti, beneficiari, guardiani e titolari effettivi. L’omessa identificazione anche di uno solo di questi soggetti configura violazione degli obblighi antiriciclaggio.
Principio della documentazione adeguata
La mera dichiarazione di aver visionato i documenti di identità non è sufficiente a dimostrare l’adempimento degli obblighi di verifica. È necessaria la conservazione di documentazione probatoria adeguata, comprensiva degli estremi dei documenti di riconoscimento e della loro registrazione nei moduli e registri previsti dalla normativa.
Applicazione retroattiva delle norme favorevoli
In materia di sanzioni amministrative antiriciclaggio, trova piena applicazione il principio del favor rei. Per esso, le modifiche normative sopravvenute in senso più favorevole all’incolpato devono essere applicate retroattivamente, anche ai procedimenti in corso.
Criteri di quantificazione delle sanzioni
La giurisprudenza ha consolidato alcuni principi nella determinazione delle sanzioni antiriciclaggio. Come evidenziato dalla Corte d’appello civile di Roma, nella determinazione della sanzione il Giudice deve applicare i criteri dell’articolo 11 della legge 689/1981. Deve essere valutata la gravità della violazione, l’opera svolta dall’agente per l’eliminazione delle conseguenze, la personalità del trasgressore e le sue condizioni economiche.
Nel caso specifico delle strutture fiduciarie, la sistematicità delle violazioni e il coinvolgimento di più trust costituiscono elementi di aggravamento che giustificano l’applicazione di sanzioni superiori al minimo edittale.
Soccombenza e oneri processuali
La decisione ha accolto parzialmente l’opposizione, riducendo la sanzione da circa 7.000 a circa 5.000 euro. Tale parziale accoglimento, unitamente alle modifiche normative intervenute in corso di giudizio, ha giustificato la compensazione integrale delle spese processuali tra le parti.
La pronuncia evidenzia come, nei giudizi di opposizione a sanzioni amministrative antiriciclaggio, la soccombenza sia spesso parziale e reciproca. Questo determina frequentemente la compensazione delle spese processuali piuttosto che la loro integrale addossamento a una delle parti.
Implicazioni operative e riflessi pratici
La pronuncia del Tribunale romano costituisce un importante precedente per l’applicazione della normativa antiriciclaggio nel settore fiduciario. La sentenza chiarisce che gli obblighi di adeguata verifica non possono essere attenuati dalla natura fiduciaria del rapporto e che la responsabilità del trustee si estende a tutti i soggetti coinvolti nella struttura.
Per gli operatori del settore, la decisione sottolinea l’importanza di implementare procedure rigorose di identificazione e verifica, con particolare attenzione alla documentazione e alla registrazione di tutti i soggetti rilevanti. La sistematicità delle verifiche e la loro tracciabilità documentale costituiscono elementi essenziali per prevenire contestazioni amministrative e contenziosi giudiziari.
Come evidenziato dalla giurisprudenza di merito, la mancata predisposizione e compilazione del modulo antiriciclaggio di identificazione ed adeguata verifica impedisce una adeguata profilazione del cliente e una valutazione del rischio specifico, precludendo l’adozione delle misure adeguate per ogni cliente.
Conclusioni e prospettive
La sentenza conferma inoltre l’orientamento giurisprudenziale favorevole all’applicazione retroattiva delle norme più favorevoli in materia sanzionatoria, principio che trova specifica codificazione nell’articolo 69 del decreto legislativo 231/2007. Esso rappresenta una garanzia fondamentale per i soggetti sottoposti a procedimenti sanzionatori antiriciclaggio.
Ampio quadro giurisprudenziale
La pronuncia si inserisce nel più ampio quadro giurisprudenziale che, come evidenziato dalla Corte d’appello civile di Roma, ha chiarito che l’obbligo di adeguata verifica della clientela impone agli intermediari finanziari di effettuare un controllo costante nel corso del rapporto continuativo.
Devono essere analizzate le transazioni concluse durante tutta la durata del rapporto per verificare che esse siano compatibili con la conoscenza del cliente, delle sue attività commerciali e del suo profilo di rischio.
Contributo significativo
La decisione rappresenta quindi un contributo significativo alla definizione dei confini applicativi della normativa antiriciclaggio nel settore dei servizi fiduciari. Essa fornisce agli operatori del settore indicazioni precise sui doveri di identificazione e verifica e sui criteri di determinazione delle sanzioni amministrative.











