La normativa antiriciclaggio rappresenta uno dei pilastri fondamentali nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, coinvolgendo numerose categorie professionali, tra cui gli avvocati. Una recente pronuncia della Corte d’Appello di Roma, emessa nel mese di ottobre 2024, ha chiarito definitivamente i confini applicativi di tale disciplina nell’ambito dell’attività forense, stabilendo principi di fondamentale importanza per la professione legale.
La vicenda processuale
La controversia ha avuto origine da un’attività di controllo condotta dalla Guardia di Finanza presso lo studio di un avvocato, finalizzata a verificare il rispetto degli obblighi previsti dal decreto legislativo 231 del 2007 in materia di antiriciclaggio. L’accertamento aveva riguardato cinque incarichi professionali relativi a cause per il trasferimento di diritti reali su beni immobili, per i quali il professionista non aveva conservato documentazione idonea all’identificazione dei clienti.
Il MEF aveva conseguentemente irrogato una sanzione amministrativa pecuniaria di 10.000 euro per violazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela. Il Tribunale di Roma, in sede di opposizione, aveva ridotto la sanzione a 5.000 euro, riconoscendo solo parzialmente le ragioni del professionista.
La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello di Roma ha accolto integralmente l’appello dell’avvocato, annullando completamente il decreto sanzionatorio. La decisione si fonda su un’analisi approfondita della normativa antiriciclaggio e dei suoi ambiti di applicazione, con particolare riferimento all’attività professionale forense.
I principi normativi di riferimento
La Corte ha richiamato l’articolo 12 del decreto legislativo 231 del 2007, nella versione precedente alle modifiche introdotte dal decreto legislativo 90 del 2017, che stabiliva quando gli avvocati fossero soggetti agli obblighi antiriciclaggio. La norma prevedeva l’applicazione della disciplina quando i professionisti compivano operazioni di natura finanziaria o immobiliare o assistevano i clienti in specifiche operazioni, tra cui il trasferimento di diritti reali su beni immobili.
Tuttavia, il medesimo articolo, al comma 2, stabiliva un’importante eccezione: l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette non si applicava per le informazioni ricevute nel corso dell’espletamento dei compiti di difesa o rappresentanza del cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento.
L’esonero per l’attività giudiziale
Il fondamento normativo
La Corte ha evidenziato come la disciplina antiriciclaggio riconosca la particolare natura dell’attività di difesa legale, prevedendo specifiche esenzioni per tutelare il diritto di difesa costituzionalmente garantito. L’articolo 23, comma 4 del decreto 231/2007 stabiliva infatti che i professionisti non erano obbligati ad applicare gli obblighi di adeguata verifica nel corso dell’esame della posizione giuridica del cliente o dell’espletamento dei compiti di difesa o rappresentanza in un procedimento giudiziario.
L’evoluzione normativa
La sentenza ha sottolineato come anche la normativa attuale, modificata dal decreto legislativo 90 del 2017, mantenga sostanzialmente invariato questo principio. L’articolo 18, comma 4 del decreto 231/2007, nella versione vigente, conferma l’esonero per i professionisti che esaminano la posizione giuridica del cliente o espletano compiti di difesa o rappresentanza in un procedimento giudiziario.
Le regole tecniche del Consiglio Nazionale Forense
La Corte ha richiamato anche le Regole Tecniche emanate dal Consiglio Nazionale Forense in attuazione della normativa antiriciclaggio. La Regola Tecnica n. 2 esclude espressamente dagli obblighi antiriciclaggio “l’attività di assistenza, difesa e rappresentanza del cliente in giudizio avanti a qualsivoglia Autorità Giudiziaria o Arbitrale, ivi incluse la mediazione e la negoziazione assistita, e ogni attività a queste prodromica o conseguente, ivi comprese conciliazioni e transazioni”.
I Principi Generali Estratti dalla Sentenza
Primo principio: ambito di applicazione limitato
La normativa antiriciclaggio non si applica indiscriminatamente a tutte le attività svolte dagli avvocati, ma solo a quelle specificamente individuate dalla legge. L’attività di assistenza, difesa e rappresentanza in ambito giudiziale è espressamente esclusa dall’applicazione degli obblighi di adeguata verifica della clientela.
Secondo principio: tutela del diritto di difesa
L’esonero dall’applicazione della normativa antiriciclaggio per l’attività giudiziale trova fondamento nella necessità di tutelare il diritto di difesa costituzionalmente garantito. La relazione fiduciaria tra avvocato e cliente nell’ambito dell’attività processuale non può essere compromessa da obblighi di verifica che potrebbero interferire con l’efficace esercizio della difesa.
Terzo principio: interpretazione restrittiva degli obblighi
Gli obblighi derivanti dalla normativa antiriciclaggio devono essere interpretati in modo restrittivo quando coinvolgono l’attività professionale forense, privilegiando la tutela dei diritti fondamentali e delle prerogative professionali essenziali per l’esercizio della giurisdizione.
Quarto principio: rilevanza delle regole deontologiche
Le Regole Tecniche emanate dagli organismi di autoregolamentazione professionale costituiscono strumento interpretativo fondamentale per definire l’ambito di applicazione della normativa antiriciclaggio, chiarendo le modalità operative di esenzione per l’attività giudiziale.
La massima della Sentenza
La Corte d’Appello di Roma ha stabilito il seguente principio di diritto: “L’attività di assistenza, difesa e rappresentanza del cliente in giudizio svolta dall’avvocato rientra nell’ambito dell’esonero dall’applicazione della disciplina antiriciclaggio previsto dall’articolo 12, comma 2, del decreto legislativo 231 del 2007. Tale disciplina non si applica per le informazioni ricevute nel corso dell’espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza stragiudiziale connessa”.
Implicazioni pratiche per la professione forense
Attività esenti
Sono esenti dagli obblighi antiriciclaggio tutte le attività di:
- Assistenza e rappresentanza processuale
- Difesa in procedimenti giudiziari di ogni natura
- Consulenza legale prodromica o conseguente all’attività giudiziale
- Mediazione e negoziazione assistita
- Conciliazioni e transazioni connesse all’attività processuale
Attività soggette agli obblighi
Rimangono soggette alla normativa antiriciclaggio le attività di:
- Gestione di operazioni finanziarie per conto del cliente
- Assistenza nella costituzione e gestione di società
- Operazioni immobiliari di natura extraprocessuale
- Gestione di conti bancari e strumenti finanziari
La soccombenza e le spese processuali
La sentenza ha visto la soccombenza del MEF, che è stato condannato al pagamento delle spese processuali in favore dell’avvocato ricorrente. Le spese sono state liquidate in 2.000 euro, comprensive di compensi professionali e accessori di legge, secondo i parametri stabiliti dal decreto ministeriale 55 del 2014.
La decisione della Corte d’Appello rappresenta un importante precedente per la professione forense, chiarendo definitivamente che l’attività giudiziale degli avvocati è esente dagli obblighi di adeguata verifica della clientela previsti dalla normativa antiriciclaggio, in ossequio al principio costituzionale del diritto di difesa e alle specificità della relazione professionale nell’ambito processuale.











